OTTAVIO TAI MISSONI

Immagine

 

Ottavio Missoni apparteneva alla categoria speciale di persone che sembrano non dover sparire mai dalla scena. Pare incredibile che se ne sia potuto andare, proprio lui, con quella sua figura alta, asciutta, slanciata e il viso dai tratti scolpiti, un’allure così poco italiana in fondo, sorridente e lievemente ironico, perennemente abbronzato sotto i capelli d’argento, gli occhi da rapace buono scintillanti di una simpatia immediata e contagiosa. Ottavio, patriarca e colonna portante di un vasto gruppo familiare estremamente variegato e coeso ma insieme un eterno, affascinante e scanzonato ragazzo.

 La sua esistenza, lunghissima -era nato nel 1921 a Ragusa, l’odierna Dubrovnick, in Dalmazia e dalmata Ottavio Missoni, alias Tai, si è sempre sentito- gli ha regalato molto ma non gli ha risparmiato prove terribili, come gli anni della guerra e la prigionia e, recentemente, la vicenda del figlio Vittorio, scomparso durante un volo da Los Roques, in Venezuela, nel gennaio scorso. Ottavio Missoni non amava la retorica, asciutto e magnificamente evocativo, le vocali ruvide e sincopate del dialetto giuliano, un retaggio mitteleuropeo vivido e presente, di sicuro non avrebbe voluto essere inchiodato da coccodrilli celebrativi o messo in cornice da enfasi inutili. Lo diceva immancabilmente, parafrasando Voltaire, che la ricetta per campare bene era una grossa dose di autoironia, il sapersi comunque prendere in giro. Ventidue volte in maglia azzurra, campione italiano dei 50 dorso categoria ottanta e oltre, mondiale di giavellotto over 85. E scusate se è poco.

Due personalità complementari e meravigliosamente complici, Ottavio e Rosita, le due facce di una stessa medaglia creativa legata da un saldo filo di amore e rispetto. Un sodalizio coltivato ogni giorno sull’arco di sei decenni, cementato da un cocktail di libertà e coesione, che niente e nessuno poteva spezzare. No, niente reveries di melanconica memoria proustiana per Tai. Piuttosto un mosaico policromo che riassume e ridisegna le sfumature di tante vite, di tanti affetti, di un superbo itinerario di lavoro, di fantasia e progettualità, intrecciati in una sintassi vigorosa, in un qualcosa di irripetibile. Che continuerà ad esistere, tramite Angela, Luca , i nipoti, che seguiterà ad esercitare il suo fascino e la sua splendida qualità di esempio.

 

Ottavio Missoni belonged to the special category of people who never seem to have disappeared from the scene. It seems incredible that he’s able to go, he, with his tall, lean, slender and sculpted facial traits, Italian allure so little at the bottom, smiling and slightly ironic, perpetually tanned under silver hair , a bird of prey eyes sparkling with good immediate and contagious sympathy. Ottavio, patriarch and pillar of a large family group extremely diverse and cohesive but with an eternal, charming and light-hearted boy.

 Its existence, long-was born in 1921 in Ragusa, today’s Dubrovnick, in Dalmatia and Dalmatian Ottavio Missoni, Tai alias, he always felt-gave him a lot but spared him terrible trials, such as the war years and imprisonment and, more recently, the story of his son Victor, who disappeared during a flight from Los Roques, Venezuela, in January. Ottavio Missoni did not like the rhetoric, dry and beautifully evocative, the rough voice and syncopated dialect of Julian, a legacy of central European vivid and present, for sure would not want to be nailed by crocodiles or celebratory frame to put unnecessary emphasis. He said invariably, to paraphrase Voltaire, that the recipe for a living well was a large dose of irony, however, know the tease. Twenty-two times in blue shirt, Italian champion of the 50 backstroke category eighties and beyond, the world’s javelin over 85. And if you please.

Two complementary personalities and wonderfully accomplices, Ottavio and Rosita, the two faces of the same coin based creative thread from a balance of love and respect. This partnership has grown every day over a period of six decades, cemented by a cocktail of freedom and cohesion, that nothing and no one could break. No, nothing melancholy reveries of Proustian memory for Tai. Quite a polychrome mosaic that summarizes and redraws the nuances of so many lives, so many emotions, a superb itinerary of work, imagination and design, woven into a syntax vigorous, into something unique. Will continue to exist, by Angela, Luke, the grandchildren, who will continue to exercise its charm and its splendid quality sample.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s